Nel panorama
sotterraneo del post-punk italiano dei primi anni ’80, Corpi Vuoti dei
Vidia rappresenta una gemma rara e affascinante, un oggetto sonoro e visivo che
incarna alla perfezione la tensione esistenziale e il minimalismo oscuro di
quel periodo. Pubblicato nel 1984 su vinile blu traslucido un dettaglio non
secondario per l’estetica “artigianale ma curata” del progetto il disco si
compone di due soli brani, Anatomia (Corpi Vuoti) e Umano Troppo
Umano, che si dispiegano come due facce complementari di un medesimo
disagio interiore.
Il lato A, “Anatomia
(Corpi Vuoti)”, è un viaggio nel corpo e nella mente, sostenuto da una
linea di basso pulsante e da una chitarra tagliente che richiama certi suoni
della scena britannica (Magazine, Joy Division, primi Cure). La voce di Vidia
emerge come un grido distante, filtrato e sospeso tra alienazione e poesia. La
produzione, curata dallo stesso gruppo, mantiene una ruvida essenzialità che
amplifica l’impatto emotivo.
Sul lato B, “Umano
Troppo Umano” dichiarato omaggio nietzscheano già dal titolo si muove
su territori più atmosferici e sperimentali. I suoni di campane e wind chimes,
gli effetti elettronici e le sovraincisioni vocali di Nadia Landolfo e Giuseppe
Muci creano un clima etereo, quasi rituale. Il brano si dilata fino ai 6 minuti
e 40 secondi, in un crescendo che alterna freddezza sintetica e tensione
emotiva.
Registrato agli Studi Starter Record e prodotto in autonomia, Corpi Vuoti è un documento autentico della scena post-punk indipendente italiana: un lavoro che, pur nella sua brevità, riesce a trasmettere una profonda coerenza artistica, fondendo introspezione filosofica, ricerca sonora e un’estetica visiva curata (firmata da Nadia Landolfo).
In sintesi
- Atmosfera: cupa, introspettiva, sospesa tra corpo e spirito
- Suono: minimale, artigianale ma efficace, tipicamente post-punk italiano
- Punto di forza: la capacità di evocare un mondo interiore con mezzi essenziali
- Per fan di: Diaframma, Frigidaire Tango, Joy Division, Litfiba prima maniera
Un piccolo culto sotterraneo, Corpi Vuoti resta una testimonianza preziosa di come anche fuori dai grandi centri discografici italiani potessero nascere opere dense di urgenza espressiva e di autenticità.
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