Nel 1979, mentre le luci al neon di New York
filtravano attraverso il fumo dei subway e l’eco dei clacson si mescolava al
battito della disco e del rock urbano, Barry De Vorzon compose una delle più
iconiche colonne sonore del cinema di culto americano: The Warriors.
Il film di Walter Hill, violento e visionario, è un viaggio notturno attraverso
la giungla metropolitana, e la sua colonna sonora è il battito cardiaco di
quella fuga. Pubblicata da A&M Records, la raccolta mette insieme
elettronica, disco, rock e funk con una sorprendente coerenza tematica: il
suono della città che non dorme mai, dove bande rivali, sogni spezzati e luci
al sodio si fondono in un’unica sinfonia urbana.
Il disco si apre con Theme From “The Warriors”,
il brano simbolo di Barry De Vorzon. È un tema sintetico e pulsante, sorretto
da un groove meccanico che sembra riprodurre il rumore dei treni in corsa nella
metropolitana. Il sintetizzatore e le chitarre elettriche si intrecciano con
tensione quasi minimalista, evocando l’energia compressa del film.
Segue Nowhere To Run nella versione di Arnold McCuller, un potente
rifacimento soul-disco del classico di Holland-Dozier-Holland. I fiati
arrangiati da Tom Malone e il coro (dove spicca anche un giovane Luther
Vandross) spingono il brano verso un territorio più oscuro rispetto alla
versione originale delle Martha & The Vandellas: qui “non c’è dove
scappare” non è più un’esortazione d’amore, ma un presagio di scontro.
In Havana, interpretata da Kenny Vance con Ismael Miranda, è un
episodio più disteso, quasi onirico. Miscelando latin rock e atmosfere
caraibiche, il brano anticipa quella vena world-funk che avrebbe influenzato
molti artisti newyorkesi a cavallo tra anni ’70 e ’80.
Con Echoes In My Mind dei Mandrill, si tocca il vertice jazz-funk del
disco: una lunga traccia di oltre sei minuti, piena di groove e sezioni fiati
in pieno stile Tower of Power. È il suono della città viva, febbrile,
multietnica, che risponde all’aggressione con ritmo e sudore.
Chiude il lato The Fight, breve intermezzo elettronico che accompagna
uno dei momenti più iconici del film. In poco più di un minuto, De Vorzon
cattura la tensione pura con un uso freddo dei sintetizzatori, quasi
proto-industrial.
Sul lato B si riparte con In The City, scritta
da Joe Walsh (Eagles) insieme allo stesso De Vorzon. È una ballata rock
malinconica, quasi crepuscolare: l’unico momento apertamente lirico del disco.
Walsh canta della sopravvivenza urbana con una dolcezza che stride contro la
violenza del film, ma proprio per questo ne diventa la catarsi emotiva.
Segue Love Is A Fire di Genya Ravan, brano rock-blues potente e carnale.
La sua voce graffiata introduce una sensualità aggressiva, mentre la produzione
(firmata da Kenny Vance) mantiene un suono viscerale, vicino all’onda new wave
che di lì a poco avrebbe invaso le radio.
Con Baseball Furies Chase, De Vorzon torna alla
sua dimensione più sperimentale: un pezzo strumentale dai toni sintetici e
percussivi, perfetto esempio di proto-synthwave ante litteram. È pura
adrenalina in musica.
Johnny Vastano con You’re Movin’ Too Slow riporta un tono più pop-rock,
con armonica e organo che strizzano l’occhio al classic rock americano. È forse
l’episodio meno incisivo ma funziona come alleggerimento narrativo.
Il disco si chiude con Last of an Ancient Breed di Desmond Child (futuro
autore per Bon Jovi e Aerosmith): un pezzo anthemico, che sembra già proiettato
verso gli anni ’80. È la canzone dei sopravvissuti, l’ultimo canto dei
“guerrieri” prima dell’alba.
L’album The Warriors è un ibrido affascinante:
non appartiene pienamente né al mondo delle colonne sonore orchestrali né a
quello delle compilation pop. Barry De Vorzon agisce da collante invisibile,
intrecciando brani eterogenei sotto un’unica estetica urbana.
Ciò che colpisce è la coesistenza di linguaggi – elettronica, funk,
disco, rock – che riflette la stessa molteplicità culturale della New York di
fine anni ’70. È una colonna sonora figlia della città e del suo caos.
Da un punto di vista sonoro, la produzione (registrata
tra Power Station e RCA Studios) è di altissimo livello, con nomi come Ian
Underwood, Neil Jason, Paul Griffin, e persino un giovane Mike Porcaro (Toto).
Questa rete di session men fa dell’album un piccolo gioiello tecnico oltre che
espressivo.
Criticamente, si può dire che The Warriors
anticipi molto del linguaggio della musica cinematica elettronica degli
anni ’80 (da Escape from New York a Blade Runner), ma anche
dell’estetica synthwave contemporanea. Il tema principale di De Vorzon è
tuttora uno dei più riconoscibili della storia del cinema urbano.
La colonna sonora di The Warriors è un viaggio
attraverso la notte di una metropoli senza centro. È un disco che non racconta
solo un film, ma un’epoca: la fine dei ’70, l’alba dei ’80, la dissolvenza tra
analogico e sintetico, tra strada e sogno.
Riascoltata oggi, su vinile, con i suoi suoni densi e i bassi corposi, conserva
intatta la sua forza narrativa. È più di una colonna sonora: è la voce dei
guerrieri, di chi attraversa la città per tornare a casa.
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