Il twist di Chubby Checker è esploso, i
juke-box girano senza sosta, e Hollywood fiuta l’occasione: nasce il film The
Continental Twist, una pellicola minore ma frizzante, con la procace June
Wilkinson e, soprattutto, Louis Prima
ormai icona del divertimento
italoamericano, con il suo stile esuberante e la voce che sa essere allo stesso
tempo crooner e clown.
Accanto a lui, come sempre, Sam Butera & The Witnesses, la sua band fidata e potentissima:
un ensemble di Las Vegas capace di passare dallo swing al rhythm’n’blues al
rock’n’roll con una naturalezza disarmante.
Questo LP, pubblicato da Capitol come “colonna sonora”
del film, non è solo un prodotto promozionale: è un piccolo documento della
transizione tra due ere musicali il tramonto dell’era swing e la nascita della
cultura pop danzereccia dei ’60.
Sam Butera, sassofonista tenore di New Orleans, è qui
il vero protagonista musicale.
La sua band è affilata, compatta, e soprattutto calda: un suono di
strada, viscerale, con quella tipica energia da club di Las Vegas.
Il suo sax non accompagna: comanda.
Fraseggi taglienti, glissati urlati, ritornelli che sembrano dialoghi tra fiati
e voce Butera è un leader che trasforma il twist in una piccola jam session
travestita da musica pop.
A 51 anni, Louis
Prima conserva la voce e l’entusiasmo di un ragazzino.
In questo disco non cerca la profondità del jazz tradizionale né la malinconia
del crooner; cerca, piuttosto, il divertimento puro.
I suoi interventi vocali tra urla, risate, e frasi parlottate mantengono quella
teatralità tutta sua: una specie di cabaret musicale che fonde New Orleans, Las
Vegas e il rock’n’roll dei giovani.
La sua presenza è carismatica ma non invadente: sembra
quasi un “ospite d’onore” nel mondo frenetico dei Witnesses, che tengono in
piedi l’intero edificio sonoro.
“The Continental Twist
(Theme)” è il brano
d’apertura è puro spettacolo da nightclub. Butera e i fiati entrano a colpi di
riff mentre la sezione ritmica batte un four on the floor da pista da
ballo. Il sax guida il ballo come un presentatore da varietà televisivo. È
contagioso, volutamente kitsch e irresistibile.
“Twist All Night“ è un twist travolgente, costruito
su una forma blues e una sezione di fiati esplosiva. Il suono è grezzo, quasi
da registrazione live. Butera alterna il sax urlato a risposte vocali che
ricordano i call-and-response del rhythm’n’blues di New Orleans.
You’re Just in Love è uno dei momenti più curiosi: un
classico irving-berliniano rivestito in chiave twist. Qui emerge l’ironia di
Prima: canta con il sorriso, quasi parodiando i crooner più romantici. Butera
lo incalza con assoli mordaci, trasformando il tutto in un duetto tra jazz e
farsa.
“I’ve Got You Under My Skin”
e come se Cole Porter
fosse travolto dal rock’n’roll. Una
reinterpretazione volutamente irriverente, dove il groove prende il posto della
raffinatezza. È un esempio perfetto della filosofia di Prima e Butera: tutto
può diventare swing, se lo si suona con spirito.
“Ooh-Daddy-Ooh” è più vicino al rhythm’n’blues che al
twist vero e proprio, questo brano è un piccolo capolavoro di vitalità. Il sax
di Butera scava linee sensuali, la batteria martella con semplicità, e il canto
alterna ironia e seduzione.
“Continental Boogie” il titolo dice tutto: un boogie
esagerato, quasi parodico, dove il ritmo è protagonista assoluto. Qui si
percepisce la dimensione “live”: il gruppo suona come se ci fosse il pubblico
davanti.
Be Mine (Little Baby)
Una parentesi più leggera e melodica, con un tocco quasi doo-wop. Maera e i
fiati colorano il brano con piccole risposte corali: un respiro prima del gran
finale.
Il disco si chiude in modo
pirotecnico con “Twist With Me”: i Witnesses suonano con una precisione e una libertà che anticipano certi
arrangiamenti soul-jazz dei tardi anni ’60. Il ritmo è incalzante, e il sax di
Butera, ancora lui, chiude il disco come un urlo di gioia.
The Continental Twist non è un disco “importante” in
senso accademico.
Non è un lavoro di ricerca, né un punto di svolta stilistico. È piuttosto una fotografia perfetta di un’epoca di
passaggio, in cui il jazz cerca di rimanere vitale nell’era del
rock’n’roll.
Sam Butera riesce a mantenere la qualità musicale
alta: gli arrangiamenti, pur semplici, sono curatissimi; i fiati sono pieni,
precisi, e soprattutto vivi.
Louis Prima, da parte sua, porta il carisma, la teatralità e quella leggerezza
che lo hanno reso unico, un entertainer che non ha mai avuto paura del
ridicolo, perché nel ridicolo trovava l’autenticità del divertimento.
L’intero disco è una fusione tra jazz da intrattenimento e rock’n’roll da pista, un
equilibrio impossibile che solo un gruppo come i Witnesses poteva sostenere.
The Continental Twist è un disco che non si prende troppo
sul serio, e proprio per questo è affascinante.
È la musica di un’America che balla, ride, beve martini e non sa ancora che sta
per arrivare la tempesta dei Beatles.
Nel suo piccolo, rappresenta l’ultimo grande colpo di coda del vecchio show business jazzistico:
quello in cui ogni performance era spettacolo, e ogni nota era suonata con un
sorriso ironico.
Ascoltarlo oggi è come entrare in un club di Las Vegas
nel 1962: luci al neon, sax che ride, e Louis Prima che, tra un grido e una
battuta, ci invita a fare l’ultimo twist “continentale” prima che tutto cambi
per sempre.
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