venerdì 24 ottobre 2025

Rubrica One Song A Day: Robyn Hitchcock - “My Wife and My Dead Wife"

My Wife and My Dead Wife” è una delle canzoni più emblematiche del surrealismo pop di Robyn Hitchcock. Come spesso accade nella sua produzione, il cantautore inglese intreccia ironia, macabro e quotidianità, trasformando un soggetto che potrebbe essere morboso la convivenza metaforica tra una moglie viva e una moglie morta in una narrazione tragicomica, quasi domestica, immersa in un realismo onirico.

Musicalmente, la canzone è un perfetto esempio del pop psichedelico anni ’80 filtrato attraverso l’estetica post-punk. La chitarra jangle, tipicamente “Byrdsiana”, costruisce un tappeto luminoso che contrasta con la cupezza del testo.
La melodia è orecchiabile, quasi allegra, sostenuta da armonie vocali e un ritmo regolare che rende il brano accessibile e paradossalmente “spensierato”.
Questo contrasto musica leggera, testo inquietante  è una firma inconfondibile di Hitchcock: la dissonanza tra forma e contenuto diventa una chiave di lettura psicologica e satirica.

La canzone racconta la vita quotidiana di un uomo che vive letteralmente tra due mogli: una viva, con cui condivide la realtà, e una morta, che ritorna come presenza spettrale ma accogliente.
È una rappresentazione dell’ossessione per il passato, del senso di perdita e del bisogno di continuità emotiva. La “moglie morta” incarna il ricordo, la nostalgia, la parte di sé che non vuole svanire; la “moglie viva”, invece, è la realtà concreta, forse deludente, ma inevitabile.

Il tono ironico (“We share the same bed, my wife and my dead wife”) disinnesca il dramma, ma sotto la superficie si cela una riflessione profonda sulla memoria e sull’attaccamento. Hitchcock gioca con l’assurdo per dire qualcosa di autenticamente umano: la difficoltà di lasciar andare.

La voce di Hitchcock distaccata, quasi conversazionale rafforza l’impressione di un narratore che accetta l’assurdo come parte della normalità.
Non c’è pathos, non c’è orrore: il soprannaturale viene trattato con la calma di una routine matrimoniale. Questo approccio ironico e minimalista richiama l’umorismo nero tipicamente britannico, tra Monty Python e Edward Gorey.

Dal punto di vista simbolico, “My Wife and My Dead Wife” può essere letta come una satira dell’istituzione matrimoniale: il protagonista è intrappolato tra il peso del passato e l’inerzia del presente, tra ciò che è stato e ciò che rimane.
La “doppia moglie” rappresenta anche la coesistenza di due realtà interiori il desiderio e la colpa, la fantasia e la routine che convivono senza risolversi.

C’è inoltre un sottotesto metanarrativo: Hitchcock sembra prendere in giro il romanticismo tradizionale, sostituendo la passione e la tragedia con la banalità domestica, e ricordandoci che anche l’amore, come la morte, diventa abitudine.

“My Wife and My Dead Wife” è una piccola gemma del songwriting di Robyn Hitchcock: intelligente, surreale, inquietante eppure tenera.
È una canzone che gioca con l’immaginario gotico per esplorare il quotidiano, e con la leggerezza pop per raccontare il lutto.
Il risultato è una ballata grottesca e profondamente umana, dove il confine tra amore, memoria e follia è sottile come una melodia di chitarra.

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