Nel 1981,
quando la nuova ondata pop e il cantautorato melodico italiano cercavano di
conciliare l’elettronica incipiente con le radici popolari, il gruppo L’Oro
di Napoli pubblica un 45 giri tanto discreto quanto emblematico: “Donna
da marciapiede / La prima volta”.
Dietro il nome evocativo, che richiama la celebre opera di Vittorio De Sica e
la Napoli dei vicoli e delle passioni, si cela un progetto che fonde tradizione
e modernità, con un approccio quasi “prog melodico” alla canzone napoletana.
“Donna da marciapiede” apre con
un’introduzione lenta, quasi cinematografica: una chitarra elettrica pulita, un
basso rotondo e un arrangiamento denso di tastiere che richiama le produzioni
napoletane più raffinate (Alunni del Sole, Eduardo De Crescenzo, Giardino dei
Semplici).
Il testo, firmato da Luigi Brando insieme al gruppo, è un piccolo
racconto urbano: la protagonista è una figura marginale, una donna che vive la
notte di Napoli tra disincanto e desiderio di riscatto. Non c’è giudizio, ma
uno sguardo umano e malinconico, tipicamente partenopeo, che alterna durezza e
compassione.
Musicalmente
il brano gioca su contrasti: il ritmo medio-lento e le armonie sospese
conferiscono un’aura crepuscolare, quasi jazzata, mentre la voce principale calda, appena roca restituisce la fragilità e la dignità del personaggio.
Il ritornello, dal sapore mediterraneo, esplode in una linea melodica tipica
della canzone napoletana moderna, ma filtrata attraverso una sensibilità pop e
progressiva. È una canzone che avrebbe potuto convivere, nel 1981, accanto a
lavori come Bella ‘mbriana o certi brani dei Napoli Centrale, pur
mantenendo una dimensione più intimista e narrativa.
Il lato B, “La
prima volta”, è più lineare, più pop, ma non meno curato. Qui emerge la
parte “melodica” e sentimentale del gruppo: un brano che parla di iniziazione
amorosa e di memoria, con una scrittura diretta ma mai banale.
L’arrangiamento, più asciutto, poggia su un pianoforte elettrico e un ritmo
quasi funk, con un’interessante sezione di archi sintetici che dà profondità
alla composizione.
Se il lato A racconta la città notturna, il lato B è una mattina chiara dopo la
tempesta: nostalgico ma dolce, più radiofonico, e perfettamente in linea con il
gusto dell’epoca.
Questo 45
giri è una testimonianza di un periodo di transizione nella musica napoletana:
tra il classicismo della canzone d’autore e le nuove contaminazioni del rock
melodico e del pop raffinato.
L’Oro di Napoli, pur restando in un circuito indipendente e forse
sottovalutato, mostra una sorprendente maturità artistica.
La produzione è pulita ma calda, senza gli eccessi tipici della discografia
maggiore dell’epoca. Il suono del vinile, oggi, conserva quella patina
analogica che ne esalta la sincerità.
C’è in
questi due brani una tensione poetica: l’idea di raccontare Napoli non
attraverso gli stereotipi, ma attraverso le persone comuni, le storie minime, i
chiaroscuri emotivi. È una Napoli viva, colta nella sua dimensione più umana e
contraddittoria.
7” “Donna da
marciapiede / La prima volta” è un piccolo gioiello dimenticato della musica
italiana dei primi anni ’80.
Non un semplice prodotto di costume, ma un documento sonoro che fonde
sensibilità cantautorale, gusto melodico e una ricerca armonica che lo avvicina
al prog mediterraneo.
Un disco che meriterebbe una riscoperta, magari in una futura antologia
dedicata ai tesori nascosti della scena napoletana post-‘70.
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