Ci sono dischi che non gridano, ma sussurrano con
classe. Antla è uno di questi: un album in cui Stelvio Cipriani,
pianista, arrangiatore e poeta del tema cinematografico, firma un lavoro
sospeso tra jazz, lounge e soundtrack, dove il virtuosismo è sempre al servizio
della melodia e dell’atmosfera.
Pubblicato nel 1972 da CAM, e inciso negli studi
Dirmaphon di Roma con la sua orchestra stabile (e con la partecipazione della
voce di Nora Orlandi, una delle muse più sofisticate della musica da
film italiana), Antla rappresenta la dimensione più elegante e
cosmopolita di Cipriani: quella che guarda a Burt Bacharach e Michel
Legrand, ma conserva il respiro melodico mediterraneo e il senso
cinematografico del dettaglio.
Il disco si apre con Antla, brano originale di
Cipriani, che già dal titolo enigmatico sembra voler evocare un luogo
immaginario, tra sogno e ricordo. È un tema lieve, di raffinata costruzione
armonica, dove il piano del Maestro dialoga con gli archi e il basso elettrico
in un linguaggio vicino al jazz morbido europeo di quegli anni. La
batteria di Ciro Cocco scandisce un ritmo lento, elegante, quasi
fluttuante: una dichiarazione d’intenti, un biglietto da visita per entrare in
un universo di introspezione e sensualità.
Segue Les Parapluies de Cherbourg di Michel
Legrand, che Cipriani reinterpreta con tatto e sobrietà. Dove Legrand era
drammatico, Cipriani è contemplativo: il tema diventa una pioggia lenta di
note, filtrata da arrangiamenti trasparenti.
Con The Sound of Silence di Simon & Garfunkel, la reinterpretazione
si fa quasi mistica. Il piano canta la melodia, mentre l’orchestra la accarezza
come una brezza autunnale. È la traduzione perfetta della poetica ciprianiana:
la malinconia che non pesa, ma galleggia.
La Maison Sous Les Arbres (Gilbert Bécaud) e Rosy’s Theme
(Maurice Jarre) testimoniano il gusto di Cipriani per la melodia
cinematografica universale: non un semplice arrangiatore, ma un vero
traduttore emozionale. Il suo piano trasforma ogni tema in qualcosa di
personale, riconoscibile.
Chiude il lato Summer of ’42, ancora Legrand, trattato come un quadro
impressionista: un soffio di nostalgia, un pomeriggio infinito di sole e
memoria.
Il secondo lato si apre con Anonimo Veneziano,
uno dei temi più celebri di Cipriani. Qui, però, il Maestro non si limita a
riproporlo: lo reinventa, lo rilegge in chiave jazz orchestrale, con
sfumature cool e accenti funk che lo rendono nuovo, pulsante, quasi urbano.
Segue Che Vuole Questa Musica Stasera, di Gaetano
Amendola e Roberto Murolo, resa in versione strumentale con toni da noir
mediterraneo: un brano che sembra scorrere su pellicola, tra lampioni e
pioggia, con il pianoforte a interpretare la voce assente.
Con Smic, Smac, Smoc (Francis Lai), Cipriani riafferma la sua affinità
con i grandi melodisti francesi: un valzer sospeso, elegante, che danza fra
malinconia e ironia.
La reinterpretazione del tema di Romeo e Giulietta di Nino Rota è
una dichiarazione di stima verso un maestro affine: Cipriani rispetta la linea
melodica ma la adorna di nuove sfumature armoniche, spostandola nel territorio
del jazz colto.
Arriva poi The Windmills of Your Mind
(Legrand), resa con una lentezza ipnotica, quasi astratta. È un brano che
mostra l’essenza ciprianiana: equilibrio perfetto fra sentimento e forma,
malinconia e compostezza.
Chiude l’album Theme from Shaft di Isaac Hayes, unica incursione
soul-funk dichiarata del disco. Ma anche qui, Cipriani non imita: raffina.
Il groove diventa più elegante, i fiati più sobri, e il risultato è un soul
orchestrale da club romano del 1972, con il pianoforte che flirta con la notte.
Dal punto di vista tecnico e stilistico, Antla
è un esempio compiuto di modernità mediterranea. Cipriani dimostra come
il linguaggio del jazz, del pop e della musica per film possano convivere senza
frizione.
Ogni brano è costruito con una sensibilità timbrica rara: il pianoforte al
centro, sostenuto da archi morbidi, batteria discreta, basso rotondo e una
registrazione pulita, curata da Giovanni Fornari con precisione
cinematografica.
Criticamente, l’album si colloca fra la musica da
film e la library music: è un disco di transizione, ma anche di sintesi.
Cipriani non cerca la sperimentazione estrema di Piero Piccioni o le
inquietudini di Morricone: la sua è un’estetica della melodia pura, del
dettaglio emotivo, del sentimento trattenuto.
Il risultato è un suono che anticipa il “lounge italiano” degli anni Duemila,
ma con autenticità e calore umano che nessuna imitazione potrà riprodurre.
Antla è un album di eleganza cinematica e grazia sonora,
una delle gemme nascoste della discografia di Stelvio Cipriani.
Più che una raccolta di temi, è un autoritratto musicale: la visione di un
compositore che sa trasformare ogni melodia in racconto e ogni arrangiamento in
paesaggio.
Riascoltato oggi, Antla suona come un ponte tra
due mondi: quello della colonna sonora classica e quello del jazz orchestrale
contemporaneo.
È un disco che invita all’ascolto lento, notturno, come un bicchiere di vino
sorseggiato accanto a un vecchio proiettore.
Un viaggio tra malinconia e luce, dove Cipriani conferma ciò che è sempre
stato: il poeta silenzioso del cinema italiano.
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