C’è qualcosa di ironico,
e insieme di profondamente malinconico, nel fatto che una delle canzoni più
celebri dei Ramones band che aveva fatto della giovinezza eterna e della
ribellione istintiva la propria bandiera sia nata per un film che parla
della morte e del ritorno dei morti. Pet Sematary, pubblicata nel
1989 come singolo trainante della colonna sonora dell’omonimo film di Mary
Lambert (tratto dal romanzo di Stephen King), è uno di quei brani che segnano
un punto di svolta: il momento in cui una band storica si confronta con la
propria leggenda e, inevitabilmente, con il tempo che passa.
La genesi del brano è
quasi leggendaria. Stephen King, grande fan dei Ramones, invitò la band nella
sua casa nel Maine e regalò a Dee Dee Ramone una copia del suo romanzo Pet
Sematary. Dee Dee, ispirato dalla cupezza e dalla tragicità della storia,
scrisse il testo in una sola notte assieme al produttore e chitarrista Daniel
Rey. Il risultato fu una canzone dall’anima doppia: malinconica e cupa nei
versi, ma irresistibilmente catchy nel ritornello, come solo i Ramones sapevano
fare.
Il film di Lambert, un
horror gotico e disperato che racconta il dolore di un padre pronto a sfidare
la morte stessa, trovava nella canzone un perfetto contrappunto emotivo.
Laddove le immagini del film evocavano l’incubo del ritorno dall’aldilà, i
Ramones traducevano quel sentimento in una melodia che suonava come una marcia
funebre travestita da filastrocca punk. “I don’t want to be buried in a
Pet Sematary / I don’t want to live my life again” un ritornello
che, nella sua semplicità, racchiude tutto l’orrore esistenziale del racconto
di King.
Prodotta da Daniel
Rey e Jean Beauvoir, Pet Sematary (Single Version) mostra
un suono più levigato rispetto ai primi lavori della band, con chitarre stratificate
e una sezione ritmica più controllata. È un Ramones “da studio”, più attento ai
dettagli sonori e meno ruvido, ma ancora immediatamente riconoscibile. La voce
di Joey Ramone, profonda e quasi rassegnata, si muove su un tappeto di
power-chord cupi e melodie gotiche che evocano più i Misfits o
i Cramps che i Ramones del CBGB’s.
Non a caso, questo periodo segna anche una fase di transizione per la band:
dopo gli anni di crisi e di rinnovamento, Pet Sematary anticipa
l’album Brain Drain (1989), ultimo con Dee Dee Ramone al
basso.
Sul lato A troviamo
la Single Version del brano, più radiofonica e con un mix più
compresso rispetto all’album. È la versione che accompagna i titoli di coda del
film e che divenne un piccolo successo radiofonico, portando i Ramones di nuovo
nelle classifiche americane.
Il lato B offre due perle complementari: “Sheena Is A Punk Rocker” (LP
Version un ritorno al classico periodo d’oro della band,
prodotto da Tom Erdelyi (Tommy Ramone) e Tony Bongiovi,
che funge quasi da ponte temporale, ricordando da dove tutto era cominciato
e “Life Goes On”, scritta da Joey Ramone e prodotta dalla band
stessa insieme a Daniel Rey, è invece un brano inedito non incluso nel film:
una riflessione amara e nostalgica che, a posteriori, suona come un commento
meta-testuale sul senso stesso di Pet Sematary.
Pet Sematary è uno dei rari
casi in cui i Ramones riescono a fondere la loro poetica minimalista con un
immaginario cinematografico più ampio. La canzone, pur nata come “commissione”
per una colonna sonora, è rimasta uno dei brani più amati della loro
discografia, simbolo della capacità della band di adattarsi senza tradire se
stessa.
C’è una vena romantica sotto l’orrore: l’idea di non voler “vivere la propria
vita di nuovo” suona come la confessione di una band consapevole del proprio
passato glorioso e del peso di ripetersi.
Musicalmente, il pezzo
segna l’ingresso dei Ramones negli anni Novanta, con una scrittura più melodica
e un sound vicino al pop-punk che avrebbe influenzato band come Green Day e The
Offspring. Non a caso, ancora oggi Pet Sematary è considerata
una delle prime vere “ballad gotiche” del punk americano, capace di unire
oscurità e immediatezza pop.
Nel complesso, questo
maxi-single del 1989 è più di un semplice oggetto da collezione: è una
fotografia di un momento cruciale, in cui i Ramones dialogano con il cinema,
con la cultura horror e con la propria storia. L’arte di copertina con i
toni cupi mutuati dal film di Paramount Pictures e la
cura del mix (firmato Sterling Sound e Specialty Records Corporation)
completano un prodotto inaspettatamente raffinato.
Pet Sematary resta un brano iconico perché, dietro la sua semplicità, nasconde una verità universale: il punk può crescere, invecchiare, perfino flirtare con la morte, ma non smetterà mai di cercare la vita anche quando la vita sembra finita.
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