Etichetta: Hate Records – HATE 45
Formato: Vinile LP Compilation (Limited Edition)
Anno: 2022
Genere: Rock
Stile: Rock & Roll, Twist
Negli anni Sessanta, quando il twist infiammava
le sale da ballo e l’Italia sognava l’America a rate, Gentile cantava d’amore e
disincanto con una voce che aveva il velluto dei crooner e l’energia dei
ragazzi di borgata. Si faceva chiamare Luciano Vieri, o Jean
Luk, a seconda di come tirava il vento discografico: un nome francese per
sembrare internazionale, un’anima italiana per restare autentico. Poi morì in un
violento incidente stradale nel 1964 a soli 19 anni ed in un momento nel quale
era in classifica vendite come Luciano Vieri con "Torno a pregare". Non
possiamo sapere se la sua stella in seguito sarebbe stata luminosa ancora per
molti anni. Le premesse c'erano!!
L’intera discografia si muove dunque tra
il pop ingenuo e un rock che tenta di emanciparsi. È una traiettoria coerente
con quella di molti artisti italiani dell’epoca, ma Gentile si distingue per
la capacità di coniugare spontaneità e tristezza, senza mai
scivolare nel sentimentalismo di maniera.
La raccolta della Hate Records,
intitolata al suo brano più emblematico, “Odio Quelle Che Sognano”,
è un viaggio dentro quella sparizione. Le tracce, restaurate con cura quasi
filologica, suonano come un diario in frammenti: Dado Di Miele e Anna
Twist raccontano l’innocenza di una generazione che ballava per
dimenticare; You Are My Love e So Romantic rivelano
il lato più tenero, quello di un giovane uomo che canta l’amore come se fosse
una promessa ancora possibile. Poi arrivano i brani scuri Torno A
Pregare, L’Ultimo Treno, la stessa title track dove la voce
di Gentile si fa più ruvida, consapevole, come se avesse intravisto dietro la
festa il volto del tempo.
Musicalmente, il disco è un mosaico:
rock & roll, twist, ballad, lampi beat prima del beat. Ma è anche un ritratto
psicologico: l’energia dei primi brani si spegne gradualmente in un disincanto
adulto. La sequenza scelta dai curatori non è casuale: segue un arco narrativo
che va dal desiderio al rimpianto, dall’euforia alla riflessione. È come
osservare la giovinezza di un paese che si scopre moderno e, al tempo stesso,
nostalgico.
“Odio Quelle Che Sognano” è, in
definitiva, un disco necessario.
Non solo perché restituisce dignità a un artista
dimenticato, ma perché illumina un periodo storico del rock italiano ancora
sottovalutato: quello che precede il beat, dove il rock era ancora istinto e
curiosità.
Jean Luk, nella sua breve parabola,
incarna la tensione tra desiderio e limite, tra sogno americano e provincia
italiana.
E Hate Records, con questa pubblicazione, ha fatto quello che i musei della musica dovrebbero fare: rimettere in circolo il passato come fosse futuro.
Post integrato grazie all'amico "Grande conoscitore" Mario Avolanti.
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