martedì 28 ottobre 2025

Torgeir Waldemar – Mercy (Jansen Records – JANSEN 138LP, Limited Edition, Red, 2024)

Immagina una sera nordica: il palco di un piccolo club, luci calde, un pubblico raccolto e quel tipo di intimità che solo la musica folk sa creare. Torgeir Waldemar sale con la sua chitarra voce asciutta, fraseggio semplice  e apre la porta di Mercy. Quello che ascolti non è un disco pensato per la radio ma per il contatto diretto, per la vendita al termine del concerto (la copia rossa «limited tour edition» lo conferma). È musica che riporta il suono al centro: corde, voce, qualche intervento di fiddle e banjo, cori discreti, e un lavoro di produzione che privilegia il calore analogico.

Torgeir Waldemar dalla Scandinavia, artista che opera nel territorio del folk/world/country  si presenta in questo lavoro nella duplice veste di interprete e compositore: voce e chitarra sono sue, la maggior parte dei brani recano la sua firma. Dalle note di produzione emerge una rete creativa costante: collabora strettamente con Michael Barrett Donovan (backing vocals, fiddle, banjo, co-produttore su molte tracce) e con il produttore/tecnico Anders Møller, che cura registrazione e mix. Il mastering di Vegard Kleftås Sleipnes e la incisione su acetato presso SST denotano una cura artigianale per il formato fisico e per la resa sonora cosa che ben si accorda con una scena scandinava che in questi anni ha rivalutato l’artigianato della registrazione analogica e la fisicità del vinile.

Non ho qui l’intera biografia in dettaglio: quel che si percepisce però è un artista ormai a suo agio nel mescolare radici folk e sensibilità contemporanea, capace di scrivere canzoni che funzionano in acustico come su disco. Mercy appare come un punto di   una tappa pensata per il pubblico dal vivo   e per gli appassionati del vinile.

Negli ultimi anni la scena folk nordica ha coltivato due tendenze apparentemente opposte ma complementari: da una parte la polifonia tradizionale, dall’altra un folk minimalista, intimista e internazionale che assorbe country americano, blues e cantautorato. Mercy si colloca in questo secondo filone: non è un disco di etnografia ma di sintesi sonorità familiari (banjo, fiddle) trattate con sensibilità moderna. La scelta di incidere in strutture come la Schallplattenfabrik Pallas  testimonia anche una volontà estetica: un suono caldo, vicino al live, con attenzione alle sfumature timbriche del vinile.

Geograficamente, il termine “Scandinavia” è usato qui come contenitore culturale: luoghi remoti, stagioni pronunciate e una tradizione di narrazione musicale che favorisce testi intimi e atmosfere rarefatte. Waldemar non suona “fiordici” di maniera: preferisce raccontare piccole storie personali e paesaggi interiori, resi vivi dall’accompagnamento acustico.

 Mercy è costruito attorno a scelte di produzione che favoriscono l’analogico e l’artigianalità, mastering curato  tutti indici che il suono punta al calore, alla presenza e alla fedeltà timbrica.

I backing vocals e gli strumenti acustici fiddle, banjo non sono decorativi: modellano il racconto. Il lavoro di mix e registrazione di Anders Møller probabilmente privilegia spazialità e intimità; il mastering di Vegard K. S. chiude il cerchio con una resa che punta al naturale più che all’iper-compressa modernità.

 Mercy è un disco che sa di legno, corde e fiato: non uno sbandieramento di virtuosismi, ma una raccolta di canzoni costruite per il contatto umano. Torgeir Waldemar canta storie di passaggi, di perdita e di piccole luci quotidiane; lo fa con una misura che evita la retorica e con arrangiamenti che rispettano la parola e la melodia. Per chi ama il folk contemporaneo che sa essere caldo e diretto per chi apprezza la cura del suono analogico e i dischi pensati per l’ascolto ravvicinato  Mercy è un acquisto consigliato. Per chi si aspetta sperimentazioni radicali, è invece un lavoro che premia la pazienza: ascolti ripetuti rivelano la trama (sottile) delle armonie e la profondità delle immagini.

 

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