sabato 8 novembre 2025

“Various – Made in Blu” (King’Steve Records, KS 01314).

 “Made in Blu” si presenta come una compilation che sembra voler raccontare la nostalgia di un decennio di transizione: un’Italia ancora intrisa di romanticismo melodico, ma che guarda con curiosità ai suoni sintetici e all’estetica pop elettronica europea.
Già dal titolo “Made in Blu” si percepisce un desiderio di sofisticazione, un tono elegante e vagamente malinconico: il “blu” come colore emotivo e sonoro, un’atmosfera di introspezione e di dolce artificio.

Il disco, nel suo insieme, non è un prodotto commerciale da classifica, ma una piccola antologia di voci e sogni sintetici, sospesa tra dilettantismo ispirato e ricerca sonora.
La produzione King’Steve Records, con sede a  Roma, suggerisce un progetto ambizioso, forse più internazionale di quanto le risorse effettive permettessero.

Il disco si apre con “Se Sapessi Volare” un brano emblematico. Giulio Candiolo canta con un tono quasi ingenuo, ma sincero: la melodia è lineare, sorretta da sintetizzatori morbidi e una batteria elettronica semplice ma efficace. Il testo il sogno del volo come metafora di libertà suona come un manifesto generazionale.
È un’apertura “azzurra” nel senso cromatico e psicologico: pulita, malinconica, desiderosa di leggerezza.

 “Querer”  di Iramar & Bagana segna un cambio di atmosfera: l’influenza latino-elettronica si fa sentire, con una linea vocale sensuale e un arrangiamento sintetico che flirta con la dance-pop di quegli anni. È un episodio curioso, ibrido, tra il romanticismo mediterraneo e il calore brasiliano filtrato dall’elettronica europea.

 “Sogno”  sei Photo è un brano tra i più evocativi: minimal, quasi cinematico. Vive di un refrain ossessivo e di tastiere riverberate, con una voce femminile che appare distante, eterea. È forse il pezzo più new wave del disco, vicino ai territori di Matia Bazar post-Tango o dei Krisma.

“Lady Biancaneve”  è un piccolo gioiello kitsch-pop. Patty Bianco gioca con un immaginario fiabesco e sensuale, in cui la Biancaneve è una donna adulta e disillusa. L’arrangiamento, firmato da Luigi Montagna e soci, alterna tastiere “cristalline” e un basso synth sincopato.
È un brano teatralmente italiano, con un’ironia leggera ma consapevole.

Alan Hyde  con il suo “Sunset On The Road”  apre a un respiro internazionale. Cantato in inglese, con un groove rilassato e una chitarra riverberata, Hyde propone una ballata synth-pop da tramonto autostradale, che potrebbe ricordare gli Yazoo o i primi Spandau Ballet in versione solitaria.

 “Ipocrisia”  di Franco Monaco è più drammatico e introspettivo, costruito su un giro armonico minoritario e un testo fortemente sociale. “Ipocrisia” punta il dito contro la falsità dei rapporti e l’apparenza del mondo moderno: una denuncia vestita di sintetizzatori.

 “18 Dicembre”  di Tommy chiude il lato A. Un pezzo dal sapore cantautorale ma con veste elettronica,  è un ricordo, una data simbolica, forse d’amore o di perdita. Il risultato è dolce e malinconico, con un ritornello che resta in testa come una vecchia cartolina ingiallita.

 

Iniziamo il lato B con Luciana Turina, già nome noto dello spettacolo, che offre il momento più teatrale dell’album. “Pazza” è una dichiarazione di libertà femminile e artistica, cantata con energia e ironia, tra pop cabarettistico e arrangiamenti sintetici che cercano di contenere la sua voce esuberante.

“E Poi”  di Paolo Reitano è un mid-tempo delicato, dove il synth accompagna un canto quasi parlato. È uno di quei brani che evocano la transizione dal pop anni ’70 al suono moderno, con malinconia e misura. Buona prova vocale.

 “Camminando Respirando” Il titolo già dice tutto: un inno alla semplicità della vita, con un arrangiamento che unisce batterie elettroniche e fiati sintetici. Maurizio Alfieri  ci presenta un’atmosfera quasi spirituale, tra retorica e sincerità.

Con “Mandy”  Palesto ci offre   una ballata synth-pop , asciutta, quasi fredda, ma intensa. non priva di grazia.

 “Every Day” Simon è un altro brano dal respiro internazionale cantato in un inglese impeccabile, produzione pulita, echi di Howard Jones e Nik Kershaw. La struttura è tipica del pop radiofonico da metà anni ’80, e mostra il potenziale internazionale del progetto King’Steve.

“Caro Amico” di Tullio è un episodio intimo e nostalgico, dominato dalla voce e da un tappeto elettronico minimale. Ssembra un epilogo amaro, un messaggio lasciato in segreteria a un tempo che non tornerà più.

Il disco si chiude con “Una Vita Tutta Uguale”  di Lory Serpietri brano con un  tono introspettivo: una riflessione femminile sull’abitudine e la stanchezza, sorretta da un arrangiamento delicato ma inquieto. È un finale poetico e sospeso, coerente con il titolo della compilation.

 “Made in Blu” non è un disco perfetto, ma è un documento prezioso.
Raccoglie voci, stili e sogni di un’Italia musicale che provava a essere moderna senza perdere la sua identità melodica.
Le produzioni di Luigi Montagna, Massimo Berni e Pino Flamini danno coerenza al tutto: suoni sintetici ma umani, arrangiamenti essenziali, un senso di “pop elettronico d’autore”.

La grafica firmata da Maestro Aurelio Scifoni (“Verso la Luce”) contribuisce a quell’aura artigianale e spirituale, come se il disco cercasse davvero una luce dentro il blu.

È una compilation che oggi possiamo leggere come una capsula del tempo: un punto d’incontro tra sperimentazione indipendente e canzone popolare, tra ingenuità e visione. 

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