Nel 1977 Stelvio Cipriani è già un nome di culto.
Compositore prolifico, elegante e poliedrico, ha firmato alcune delle più
celebri colonne sonore italiane degli anni Sessanta e Settanta da Anonimo Veneziano a La polizia
sta a guardare, Mark il poliziotto e Tentacles. La sua cifra
è chiara: melodia limpida, sensualità
orchestrale, groove raffinato, sempre in equilibrio tra sentimento e
ritmo.
Arioso Cembalo Suite nasce in questo crocevia. È un disco anomalo,
pubblicato da una piccola etichetta napoletana Nuova New York Record, ma
artisticamente ambizioso: una raccolta che fonde colonna sonora, library music e pulsione funk, costruendo un ponte
tra il lirismo del cinema e la sensualità della pista da ballo.
Il titolo “Arioso Cembalo Suite”evoca una
sintesi tra antico e moderno: il clavicembalo, strumento barocco, incontra il
basso elettrico e il beat disco. È il barocco
elettrico di Cipriani, un’idea musicale che unisce eleganza neoclassica
e modernità urbana.
L’apertura con “Arioso”
è quasi un manifesto poetico. Il tema al clavicembalo (o synth che lo imita)
danza sopra un tappeto ritmico morbido, mentre gli archi disegnano arabeschi
malinconici. È musica che guarda a Bach, ma anche a Barry White: Cipriani
trasforma la grazia barocca in sensualità contemporanea.
“Vorrei Regalarti Una Scusa” e “Una Sera” spostano il baricentro verso la canzone italiana
sofisticata, con melodie cantabili ma arrangiamenti funk leggeri, chitarre in
levare, e quella voce di sottofondo che sembra provenire da un film d’amore
ambientato sul lungomare di Napoli o Roma.
“M.Y. Country” e “El Bom”, scritte con Cocozza, Scotti e Fogù, sono le tracce più
groove-oriented: chitarre wah-wah, bassi sincopati, e un’aria cosmopolita che
ricorda le library britanniche della KPM o le produzioni francesi di Janko
Nilovic. Sono brani da club notturno o da colonna sonora poliziesca: musica da inseguimento elegante, dove
la tensione si veste di funk.
Il lato B si apre con “Anonimo Veneziano”, la composizione che rese immortale Cipriani
nel 1970. La presenza in questo album non è casuale: è il cuore melodico di
tutto il suo linguaggio. L’arpa e gli archi si fondono al basso elettrico in
una sintesi di struggimento e raffinatezza.
Segue “Cembalo
Suite”, il vertice creativo del disco: un lungo intreccio di
clavicembalo, archi e batteria funk, dove l’antico e il moderno danzano insieme
in un equilibrio precario e perfetto. È come se Cipriani anticipasse qui la
chillout e la downtempo degli anni ’90 ma con l’anima del cinema italiano.
Chiude “Se Ti Va”, morbida,
romantica, con quella malinconia crepuscolare che solo lui sapeva tradurre in
melodia.
Arioso Cembalo Suite è una prova di stile e di misura. Mentre molti
colleghi (Morricone, Umiliani, Trovajoli) esplorano il suono come campo
d’avanguardia, Cipriani sceglie la melodia
come forma di sperimentazione: ogni linea è costruita come un canto
popolare che si scioglie nel groove.
Criticamente, il disco è un lavoro minore: non
dirompente come Anonimo Veneziano o Mark il poliziotto, ma
profondamente rivelatore. È Cipriani nella sua dimensione più intima e
“laterale”, quella da compositore
artigiano del suono elegante, capace di unire cinema, funk, romanticismo
e minimalismo.
La produzione, tipicamente italiana, ha il calore analogico dell’epoca: basso
profondo, archi compressi, batteria secca e un clavicembalo che suona come un
eco di un’altra epoca.
Immagina Roma nel 1977. Un uomo elegante, silenzioso,
siede al pianoforte. Nella stanza, un registratore a bobine e una tastiera
elettronica. Fuori, le strade sono piene di dischi disco e poliziotteschi; ma
lui cerca altro.
Premendo i tasti, fa dialogare Bach e i ritmi di Harlem, il cinema d’autore e
il suono dei club.
Ne nasce Arioso Cembalo Suite: una
carezza in forma di funk, una musica che non grida mai, ma seduce. È la
voce di un’Italia sofisticata, notturna, innamorata della melodia ma curiosa
del futuro.
È la colonna sonora di una città che balla piano, mentre sogna ancora in
technicolor.
Oggi Arioso Cembalo Suite è un titolo raro, ma
per gli appassionati di library e soundtrack italiani è un piccolo tesoro. Il
suo fascino sta nella fusione tra
intimità melodica e groove cinematografico una combinazione che anticipa la lounge
elettronica e il nu-funk contemporaneo.
In un tempo in cui la musica è spesso rumorosa e digitale, Cipriani ci ricorda
che la vera modernità nasce dalla grazia.
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