Lis Wessberg è oggi
considerata una delle tromboniste più rilevanti della scena jazz danese:
diplomata al Rhythmic Music Conservatory di Copenhagen, con più di cinquanta
partecipazioni discografiche alle spalle e una carriera che la vede tanto solista
quanto presenza ricercata in formazioni e progetti (dal jazz più tradizionale a
contaminazioni pop e sperimentali). Il suo approccio allo strumento privilegia
un timbro pieno, spesso “vocale”, capace di melodie cantabili ma anche di
carezze e fessure timbriche sottili; questo la rende autrice ideale di album in
cui la composizione si intreccia strettamente all’interpretazione strumentale.
Twain Walking è il suo secondo
album a nome proprio pubblicato da April Records nell’aprile 2024: una raccolta
di dieci brani registrati a The Village Recording (Danimarca)
nell’aprile-giugno 2023 e pensati per vinile, che mostrano una band saldissima
al servizio di composizioni curate e di piccoli sprazzi vocali. I musicisti che
la accompagnano Lennart Ginman al contrabbasso ed elettronica, Jeppe Gram alla
batteria, Steen Rasmussen a pianoforte e sintetizzatori sono nomi di primo
piano nel giro scandinavo: insieme completano un ensemble che alterna calore
acustico e atmosfere elettroniche discrete. La voce ospite è quella della
giovane Karmen Rõivassepp, presente in due tracce.
Il titolo Twain
Walking suggerisce una camminata tra due rive: passato e presente,
acustico ed elettronico, composizione e improvvisazione. In Danimarca negli
ultimi anni si è assistito a una scena jazz che ama fondere lyricism e texture
arrangiamenti lineari ma con spazi per il respiro e questo disco si inserisce
proprio in quella tendenza: jazz melodico e narrativo, con tocchi di
elettronica e un uso del trombone come “voce-solista” che racconta più che
virtuosisticamente ostentare.
“Birds” apre il disco con un
fraseggio di trombone che agisce come richiamo, sostenuto dal basso di Ginman e
da un drumming misurato. La traccia mette subito a fuoco l’estetica del disco:
melodie chiare, interplay raffinato, e un gusto per piccoli abbellimenti
timbrici (sintetizzatori che affiorano sullo sfondo). Il “volo” del trombone
qui è lieve, mai prevaricatore. “Posterity” è un brano più
espansivo; la linea melodica è costruita su una frase che si ripete con leggere
varianti, creando ipnosi emotiva. Il pianoforte/synth di Steen disegna chiazze
armoniche che spostano la prospettiva: ora calda e tonale, ora più sospesa. Il
basso elettronico/contrabbasso aggiunge profondità, mentre la batteria dialoga
con sottili accenti ritmici.
“Behind The Walls”
è la prima traccia cantata: la timbrica di Karmen Rõivassepp è intima,
quasi un sussurro che non racconta storie ma deposita immagini. La scelta di
inserire vocalità in punti strategici dell’album funziona come lampi che
illuminano il paesaggio strumentale, senza interrompere il flusso. Il testo diventa
un ulteriore elemento timbrico, più che narrativo.
Probabilmente il momento
più lirico del disco è “Clouds”. Lunga, sospesa, con una dinamica
che va dal quasi-silenzio a zone di pieno lirismo; qui Wessberg utilizza il
trombone come estensione della voce umana: armonici, legati, sbavature
controllate che comunicano nostalgia e dolcezza. Il pianoforte marcato “dietro
il tempo” crea quell’aria di rubato che rende il brano profondamente
espressivo.
Il lato A si chiude con
“Anthem” una miniatura che funge da ponte, con frase semplice e
grande economia di mezzi. Serve da respiro prima della seconda facciata.
Con “Tapestry Of
Life” si passa alla seconda parte del disco qui la ritmica è più
ricca: ritmi intrecciati, linee di basso che spostano l’armonia e trombone che
commenta come un narratore. Il brano mostra il lato più “compositivo”
dell’album: arrangiamento pensato, sviluppo tematico.
“Like A Sparrow “ è il secondo intervento
vocale, più breve ma intenso: la voce di Karmen Rõivassepp si
fonde con il trombone, creando un duo che suggerisce canto e controcanto. Qui
la forma canzone è più evidente, e Wessberg lascia spazio alla semplicità
melodica: un piccolo gioiello pop-jazz in mezzo a brani più meditativi.
“Two Track” è un titolo che suggerisce
parallelismi: due linee che corrono affiancate (forse due “tracce” acustica/elettronica).
È il pezzo dove l’elettronica di Ginman affiora in modo più deciso, senza però
mai dominare; la propulsione ritmica di Jeppe Gram dà respiro alla sezione
ritmica.
La title-track “Twain
Walking” è una camminata reale: passo certo, melodie che si spalmano
su pedine ritmiche regolari, momenti solo per trombone che paiono conversazioni
a bassa voce. È il punto dove il progetto sembra riassumere la sua filosofia:
linearità narrativa, cura timbrica, equilibrio fra improvvisazione e scrittura.
Il disco si chiude con “Ripples”
come onde che si ritirano: piccoli ostinati, riflessi elettronici, un ultimo
sguardo melodico prima del silenzio. Ottimo finale, lascia con la sensazione
che il disco sia stato una breve passeggiata in un luogo che si vorrebbe
visitare di nuovo.
Più che di “brani”, qui
si parla di piccoli quadri. Wessberg predilige frasi cantabili e lascia al
trombone una qualità “vocale” una risorsa rara: il trombone può essere lirico
senza essere sentimentale, e qui lo è. L’uso leggero dell’elettronica da parte
di Lennart Ginman non è esplicito o “di moda”: è un pavimento che cambia
colore, non un tappeto di réclame sonora. Jeppe Gram fornisce un drumming
misurato, spesso in levare o con spazi vuoti valorizzati; Steen Rasmussen
alterna pianoforte acustico e synth con gusto, aggiungendo calore e colore. Le
due partecipazioni vocali danno ulteriori prospettive timbriche senza
trasformare l’album in disco vocale.
Registrato a The Village
Recording in Danimarca nell’aprile/giugno 2023, il suono dell’LP è caldo, con
una resa analogica adatta al vinile, riverberi naturali e una dinamica che
rispetta le pause. La produzione non mira alla lucentezza mainstream ma
all’intimità: micro-dinamiche, respiri, e piccoli dettagli (sordine, attacco
della lingua sul trombone, scricchiolii del contrabbasso) sono valorizzati.
Questo album si colloca
nella linea del moderno jazz scandinavo che predilige melodia e atmosfera
(pensate a una famiglia di autori che amano il “less is more”, con echo di
ECM/label affini nella cura del suono). Non è jazz “da fuoco” né manifesto
sperimentale estremo: è jazz da camera contemporaneo, pensato per ascolti domenicali
ma anche per palcoscenici raccolti.
Metti Twain
Walking sul piatto, abbassa le luci. Il trombone di Lis Wessberg
avanza come una figura che cammina lungo una banchina al crepuscolo: compagna
la ritmica pacata, compagni i colori caldi del piano e i toni profondi del
contrabbasso; ogni brano è un passo, ogni assolo una piccola conversazione con
se stessa. È un disco che non cerca applausi fragorosi, ma pieghe intime: chi
si lascia condurre scoprirà un paesaggio sonoro di rara grazia e misura.
Questo è un disco per
chi ama il jazz melodico, gli album pensati come unità narrative, per
ascoltatori che apprezzano timbro, fraseggio e una produzione che fa respirare
gli strumenti. Utile anche per chi cerca esempi moderni di come l’elettronica
possa accompagnare senza invadere una formazione acustica.
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