martedì 4 novembre 2025

Lis Wessberg – Twain Walking (April Records – APR124LP, Lp, 2024)

Lis Wessberg è oggi considerata una delle tromboniste più rilevanti della scena jazz danese: diplomata al Rhythmic Music Conservatory di Copenhagen, con più di cinquanta partecipazioni discografiche alle spalle e una carriera che la vede tanto solista quanto presenza ricercata in formazioni e progetti (dal jazz più tradizionale a contaminazioni pop e sperimentali). Il suo approccio allo strumento privilegia un timbro pieno, spesso “vocale”, capace di melodie cantabili ma anche di carezze e fessure timbriche sottili; questo la rende autrice ideale di album in cui la composizione si intreccia strettamente all’interpretazione strumentale.

Twain Walking è il suo secondo album a nome proprio pubblicato da April Records nell’aprile 2024: una raccolta di dieci brani registrati a The Village Recording (Danimarca) nell’aprile-giugno 2023 e pensati per vinile, che mostrano una band saldissima al servizio di composizioni curate e di piccoli sprazzi vocali. I musicisti che la accompagnano Lennart Ginman al contrabbasso ed elettronica, Jeppe Gram alla batteria, Steen Rasmussen a pianoforte e sintetizzatori sono nomi di primo piano nel giro scandinavo: insieme completano un ensemble che alterna calore acustico e atmosfere elettroniche discrete. La voce ospite è quella della giovane Karmen Rõivassepp, presente in due tracce.

Il titolo Twain Walking suggerisce una camminata tra due rive: passato e presente, acustico ed elettronico, composizione e improvvisazione. In Danimarca negli ultimi anni si è assistito a una scena jazz che ama fondere lyricism e texture arrangiamenti lineari ma con spazi per il respiro e questo disco si inserisce proprio in quella tendenza: jazz melodico e narrativo, con tocchi di elettronica e un uso del trombone come “voce-solista” che racconta più che virtuosisticamente ostentare.

“Birds” apre il disco con un fraseggio di trombone che agisce come richiamo, sostenuto dal basso di Ginman e da un drumming misurato. La traccia mette subito a fuoco l’estetica del disco: melodie chiare, interplay raffinato, e un gusto per piccoli abbellimenti timbrici (sintetizzatori che affiorano sullo sfondo). Il “volo” del trombone qui è lieve, mai prevaricatore. “Posterity” è un brano più espansivo; la linea melodica è costruita su una frase che si ripete con leggere varianti, creando ipnosi emotiva. Il pianoforte/synth di Steen disegna chiazze armoniche che spostano la prospettiva: ora calda e tonale, ora più sospesa. Il basso elettronico/contrabbasso aggiunge profondità, mentre la batteria dialoga con sottili accenti ritmici.

“Behind The Walls”  è la prima traccia cantata: la timbrica di Karmen Rõivassepp è intima, quasi un sussurro che non racconta storie ma deposita immagini. La scelta di inserire vocalità in punti strategici dell’album funziona come lampi che illuminano il paesaggio strumentale, senza interrompere il flusso. Il testo diventa un ulteriore elemento timbrico, più che narrativo.

Probabilmente il momento più lirico del disco è “Clouds”. Lunga, sospesa, con una dinamica che va dal quasi-silenzio a zone di pieno lirismo; qui Wessberg utilizza il trombone come estensione della voce umana: armonici, legati, sbavature controllate che comunicano nostalgia e dolcezza. Il pianoforte marcato “dietro il tempo” crea quell’aria di rubato che rende il brano profondamente espressivo.

Il lato A si chiude con “Anthem” una miniatura che funge da ponte, con frase semplice e grande economia di mezzi. Serve da respiro prima della seconda facciata.

Con “Tapestry Of Life” si passa alla seconda parte del disco qui la ritmica è più ricca: ritmi intrecciati, linee di basso che spostano l’armonia e trombone che commenta come un narratore. Il brano mostra il lato più “compositivo” dell’album: arrangiamento pensato, sviluppo tematico.

“Like A Sparrow “ è il secondo intervento vocale, più breve ma intenso: la voce di Karmen Rõivassepp si fonde con il trombone, creando un duo che suggerisce canto e controcanto. Qui la forma canzone è più evidente, e Wessberg lascia spazio alla semplicità melodica: un piccolo gioiello pop-jazz in mezzo a brani più meditativi.

“Two Track” è un titolo che suggerisce parallelismi: due linee che corrono affiancate (forse due “tracce” acustica/­elettronica). È il pezzo dove l’elettronica di Ginman affiora in modo più deciso, senza però mai dominare; la propulsione ritmica di Jeppe Gram dà respiro alla sezione ritmica.

La title-track “Twain Walking” è una camminata reale: passo certo, melodie che si spalmano su pedine ritmiche regolari, momenti solo per trombone che paiono conversazioni a bassa voce. È il punto dove il progetto sembra riassumere la sua filosofia: linearità narrativa, cura timbrica, equilibrio fra improvvisazione e scrittura.

Il disco si chiude con “Ripples” come onde che si ritirano: piccoli ostinati, riflessi elettronici, un ultimo sguardo melodico prima del silenzio. Ottimo finale, lascia con la sensazione che il disco sia stato una breve passeggiata in un luogo che si vorrebbe visitare di nuovo.

Più che di “brani”, qui si parla di piccoli quadri. Wessberg predilige frasi cantabili e lascia al trombone una qualità “vocale” una risorsa rara: il trombone può essere lirico senza essere sentimentale, e qui lo è. L’uso leggero dell’elettronica da parte di Lennart Ginman non è esplicito o “di moda”: è un pavimento che cambia colore, non un tappeto di réclame sonora. Jeppe Gram fornisce un drumming misurato, spesso in levare o con spazi vuoti valorizzati; Steen Rasmussen alterna pianoforte acustico e synth con gusto, aggiungendo calore e colore. Le due partecipazioni vocali danno ulteriori prospettive timbriche senza trasformare l’album in disco vocale.

 Registrato a The Village Recording in Danimarca nell’aprile/giugno 2023, il suono dell’LP è caldo, con una resa analogica adatta al vinile, riverberi naturali e una dinamica che rispetta le pause. La produzione non mira alla lucentezza mainstream ma all’intimità: micro-dinamiche, respiri, e piccoli dettagli (sordine, attacco della lingua sul trombone, scricchiolii del contrabbasso) sono valorizzati.

Questo album si colloca nella linea del moderno jazz scandinavo che predilige melodia e atmosfera (pensate a una famiglia di autori che amano il “less is more”, con echo di ECM/label affini nella cura del suono). Non è jazz “da fuoco” né manifesto sperimentale estremo: è jazz da camera contemporaneo, pensato per ascolti domenicali ma anche per palcoscenici raccolti.  

Metti Twain Walking sul piatto, abbassa le luci. Il trombone di Lis Wessberg avanza come una figura che cammina lungo una banchina al crepuscolo: compagna la ritmica pacata, compagni i colori caldi del piano e i toni profondi del contrabbasso; ogni brano è un passo, ogni assolo una piccola conversazione con se stessa. È un disco che non cerca applausi fragorosi, ma pieghe intime: chi si lascia condurre scoprirà un paesaggio sonoro di rara grazia e misura.

Questo è un disco per chi ama il jazz melodico, gli album pensati come unità narrative, per ascoltatori che apprezzano timbro, fraseggio e una produzione che fa respirare gli strumenti. Utile anche per chi cerca esempi moderni di come l’elettronica possa accompagnare senza invadere una formazione acustica.

 

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