C’è un momento, nella fine degli anni Settanta
italiani, in cui la musica da discoteca inizia lentamente a smarcarsi dai
riflessi cosmici della disco americana per trovare un proprio linguaggio, più
sintetico, più istintivo, più naïf: un embrione di ciò che diventerà l’Italo
Disco. Come to the Rainbow, il 7" d’esordio dei Rainbow Team, vive esattamente in
quello spazio di transizione, sospeso tra la coda del funk europeo e le prime
avvisaglie elettroniche che presto avrebbero definito un intero movimento.
I Rainbow Team
non appartengono al pantheon dei nomi universalmente celebrati della scena
italiana, e forse proprio questo li rende interessanti. Nati all’incrocio tra
musicisti di studio e produttori legati all’ambiente delle etichette indipendenti,
lavorano con la Sinusoid,
distribuiti dalla Panarecord e supportati da una produzione che privilegia
immediatezza e colore.
Le firme di Scaramuzzi e Violante,
due autori attivi nel sottobosco italo-disco nascente, suggeriscono un progetto
artigianale, costruito più sull’entusiasmo e sulla ricerca timbrica che
sull’ambizione commerciale su larga scala.
Il brano presente sul lato A “Come To The Rainbow “parte con una
linea di basso elastica, precisa, quasi circolare: è funk, sì, ma già filtrato
attraverso quella patina sintetica che caratterizzerà l’Italo dei primi anni
Ottanta. Le tastiere si insinuano con accordi luminosi, “a neon”, e
l’arrangiamento costruisce uno spazio sonoro che ha qualcosa di ingenuo e cosmico
insieme.
La voce, sensuale ma non forzata, più evocazione che
virtuosismo, invita all’ingresso in un mondo colorato e immaginifico: “Come
to the rainbow” non è solo un titolo, ma una sorta di manifesto di quel
modo italiano di reinterpretare la disco come esperienza quasi fiabesca, più
mentale che carnale.
La produzione è asciutta, diretta, priva dei giochi
orchestrali della disco americana. È qui che si riconosce l’embrione
dell’Italo: un ritmo costante, uno spiccato uso dei synth, una melodia semplice
che punta a rimanere in testa più che a impressionare.
Se il lato A è un invito gentile, “Take The Fire”
mostra un’anima più incalzante. I colpi di batteria sono più rigidi, quasi
pre-programmatici, e la struttura del pezzo richiama lo stile high-energy
che di lì a poco sarebbe esploso.
C’è un gioco tra basso e claps che suggerisce un
dancefloor più sudato, meno sognante del brano principale. Le tastiere assumono
un ruolo più prominente, quasi percussivo, mentre la voce sembra voler
“trascinare” l’ascoltatore più che guidarlo.
Il pezzo mantiene però quella sottile ingenuità melodica che rende
riconoscibile la produzione italiana del periodo: melodie ampie, immediate, non
troppo sofisticate ma estremamente memorabili.
Come To The Rainbow è un ottimo esempio di proto-Italo Disco, con elementi funk che non soffocano l’elettronica, la Produzione semplice ma efficace, immediatamente evocativa i due brani offrono due volti complementari: il sogno luminoso del lato A e la spinta energica del lato B.
Immagina una piccola discoteca costiera dell’Italia
’79, luci colorate che rimbalzano sul pavimento, ragazzi che ballano con un
misto di timidezza e libertà nuova. Come To The Rainbow sembra nato per
quello spazio: un invito gentile a lasciarsi attraversare dai colori, a credere
che la notte potesse davvero essere un luogo magico.
Il 7" dei Rainbow Team non è soltanto un disco: è un frammento di quel
momento in cui la musica dance italiana iniziava a trovare la sua voce, un arco
di luce lanciato nel cielo prima che l’Italo Disco diventasse un fenomeno
internazionale.
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