Quando Munster Records annuncia una compilation, i
cultori delle musiche latine d’epoca drizzano le orecchie: l’etichetta spagnola
ha il talento raro di riesumare mondi interi che sembrano sfuggiti alle grandi
narrazioni della popular music. Sabroso Go Go non fa eccezione. È un LP
che non si limita a collezionare brani rari: li mette in comunicazione, li fa
dialogare come se fossero frammenti di un’unica festa immaginaria, consumata
all’alba dei Sessanta e dei primi Settanta in un’America Latina che guarda
tanto a New York quanto ai balli di provincia.
Questo disco cattura un interstizio storico
particolarissimo: la collisione tra la
cumbia, il mambo, il boogaloo, il rock & roll e le mode go-go,
filtrate attraverso orchestre locali che reinterpretano la modernità pop con
entusiasmo, ingenuità e sfacciata creatività. Non è una compilation per
puristi: è una piccola macchina del tempo sgangherata, dove ogni brano è un
minuscolo corto cinematografico.
L’avvio è un manifesto programmatico.
Carlos Pickling Y Su Orquesta “La
Charanga Del Espacio” è esattamente ciò che il titolo promette: una
charanga “spaziale”, dove i fiati sembrano inseguire il sogno cosmico delle big
band latinoamericane che guardavano all’era atomica con stupore più che con
ansia. Tutto vibra di un futurismo innocente.
Poi arriva “Cumbia
A Go-Go” di Tito Chicoma, ed è qui che il disco dichiara la sua
estetica: nessun rispetto sacrale dei generi. Chicoma strappa la cumbia dal suo
habitat naturale e la trascina su una pista go-go, trasformandola in una
creatura ibrida, più nervosa e scattante.
Choche Mérida “El Rock De
Los Chinos” è forse uno
dei momenti più curiosi: un rock & roll filtrato da un immaginario
“orientale” tipico dell’epoca, stereotipato ma irresistibile, che oggi suona
come un cartoon musicale. È kitsch, sì, ma vitale, pieno di quella fantasia
popolare che vibra più forte delle sue ingenuità.
La coppia Benny
Del Solar, Melcochita e Lita Branda con “Rumba Española” porta un tocco teatrale: la traccia sembra uscita
da una commedia musicale, con un ritmo che ondeggia tra rumba e copla, creando
una mini-scenografia sonora.
Lucho Macedo, onnipresente nella scena
dell’epoca, compare due volte e già in “Rock
And Roll Mambo” mostra di essere il vero centro di gravità della
compilation: qui guida la sua Sonora in un dialogo serrato tra riff rockabilly
e percussioni caraibiche. È un brano che ha la forza della sintesi.
Nallye Fernández
“Batiugando” è uno dei
vertici del lato A: una voce magnetica, un groove sinuoso, un’idea di modernità
più raffinata. È il pezzo che suona meno “datato” e che meglio regge un ascolto
contemporaneo.
Il lato si chiude con “Twist En Guaracha”, in cui Nelson Ferreyra trascina la guaracha
nella febbre del twist. Qui la compilation assume la forma di un laboratorio
culturale: tutto può essere travasato, mescolato, riadattato.
Il lato B si apre con una bomba: Los Kintos “Kintos Boogaloo”. È
probabilmente il brano più “cool” dell’album: fiati taglienti, un boogaloo
urbano e sofisticato, figlio del ponte con la scena nuyoricana. La sua presenza
dà un peso storico diverso alla seconda metà del disco.
Patty Pastel “Computador
Electrónico” è un
piccolo classico mancato: un pezzo di pop futurista latino, giocoso, quasi
proto-synth nella mentalità, pur restando interamente analogico. È uno dei
momenti narrativi più forti dell’LP: racconta l’arrivo della tecnologia nelle
fantasie dell’America Latina.
Con Luciano
Luciani “A Bailar Bump” si
scivola nel territorio del bump, quel ballo figlio dei tardi anni Sessanta, qui
declinato con un tocco tropicale che lo rende irresistibilmente elastico.
Willy Marambio “Trompeta A Go-Go” è un esercizio di stile: la tromba
domina, pirotecnica ma mai sbruffona, che sembra quasi voler dialogare con il
movimento frenetico dei ballerini go-go di qualche programma TV dell’epoca.
Los Vikingos “Go-Go En Patines” è puro divertissement: un go-go da
pista di pattinaggio, colorato, spensierato, quasi bubblegum latino. È il brano
che più evoca un immaginario pop “alla Archies”, ma con un’anima decisamente
più caliente.
Edgar Zamudio “Día De Pago” è un lampo: meno di due minuti, ma un carattere
fortissimo. Sembra un jingle esploso in forma di canzone, con un’energia
compressa e contagiosa.
Chiude Lucho
Macedo con “El Maestro Del Rock
And Roll”, un titolo programmatico: qui Macedo si ritaglia il ruolo di
ponte fra mondi, l’uomo che porta il rock nelle drum rooms tropicali. È un
finale simbolico, quasi il sigillo di un’epoca.
L’altissimo valore documentario: molti brani sono
rari, difficili da reperire, spesso disponibili in edizioni logore o
semi-dimenticate.
La qualità audio, ottima per materiali di catalogo
così variegati.
La potenza evocativa: ogni traccia apre una finestra
su una scena locale effervescente, vivace, talvolta ingenua, ma sempre
creativa.
Sabroso Go Go è un viaggio d’archivio affascinante, un’esplorazione
di un’America Latina modernista e pop, dove la tradizione incontrava l’ultimo
grido del rock & roll, del twist, del go-go e del boogaloo.
Non è solo una compilation: è un film immaginario di 40 minuti, un carnevale di
contaminazioni in cui ogni traccia è una piccola scena.
Per collezionisti, ricercatori, DJ, appassionati di
tropicalismi vintage o semplicemente curiosi di ascoltare come suonava la
modernità fuori dai suoi centri canonici, Sabroso Go Go è un LP
imprescindibile.
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