sabato 22 novembre 2025

Sabroso Go Go (Munster Records, MR 440, Lp, 2023).

Quando Munster Records annuncia una compilation, i cultori delle musiche latine d’epoca drizzano le orecchie: l’etichetta spagnola ha il talento raro di riesumare mondi interi che sembrano sfuggiti alle grandi narrazioni della popular music. Sabroso Go Go non fa eccezione. È un LP che non si limita a collezionare brani rari: li mette in comunicazione, li fa dialogare come se fossero frammenti di un’unica festa immaginaria, consumata all’alba dei Sessanta e dei primi Settanta in un’America Latina che guarda tanto a New York quanto ai balli di provincia.

Questo disco cattura un interstizio storico particolarissimo: la collisione tra la cumbia, il mambo, il boogaloo, il rock & roll e le mode go-go, filtrate attraverso orchestre locali che reinterpretano la modernità pop con entusiasmo, ingenuità e sfacciata creatività. Non è una compilation per puristi: è una piccola macchina del tempo sgangherata, dove ogni brano è un minuscolo corto cinematografico.

L’avvio è un manifesto programmatico.
Carlos Pickling Y Su Orquesta “La Charanga Del Espacio” è esattamente ciò che il titolo promette: una charanga “spaziale”, dove i fiati sembrano inseguire il sogno cosmico delle big band latinoamericane che guardavano all’era atomica con stupore più che con ansia. Tutto vibra di un futurismo innocente.

Poi arriva “Cumbia A Go-Go” di Tito Chicoma, ed è qui che il disco dichiara la sua estetica: nessun rispetto sacrale dei generi. Chicoma strappa la cumbia dal suo habitat naturale e la trascina su una pista go-go, trasformandola in una creatura ibrida, più nervosa e scattante.

Choche Mérida “El Rock De Los Chinos” è forse uno dei momenti più curiosi: un rock & roll filtrato da un immaginario “orientale” tipico dell’epoca, stereotipato ma irresistibile, che oggi suona come un cartoon musicale. È kitsch, sì, ma vitale, pieno di quella fantasia popolare che vibra più forte delle sue ingenuità.

La coppia Benny Del Solar, Melcochita e Lita Branda con “Rumba Española” porta un tocco teatrale: la traccia sembra uscita da una commedia musicale, con un ritmo che ondeggia tra rumba e copla, creando una mini-scenografia sonora.

Lucho Macedo, onnipresente nella scena dell’epoca, compare due volte e già in “Rock And Roll Mambo” mostra di essere il vero centro di gravità della compilation: qui guida la sua Sonora in un dialogo serrato tra riff rockabilly e percussioni caraibiche. È un brano che ha la forza della sintesi.

Nallye Fernández “Batiugando” è uno dei vertici del lato A: una voce magnetica, un groove sinuoso, un’idea di modernità più raffinata. È il pezzo che suona meno “datato” e che meglio regge un ascolto contemporaneo.

Il lato si chiude con “Twist En Guaracha”, in cui Nelson Ferreyra trascina la guaracha nella febbre del twist. Qui la compilation assume la forma di un laboratorio culturale: tutto può essere travasato, mescolato, riadattato.

Il lato B si apre con una bomba: Los Kintos “Kintos Boogaloo”. È probabilmente il brano più “cool” dell’album: fiati taglienti, un boogaloo urbano e sofisticato, figlio del ponte con la scena nuyoricana. La sua presenza dà un peso storico diverso alla seconda metà del disco.

Patty Pastel “Computador Electrónico” è un piccolo classico mancato: un pezzo di pop futurista latino, giocoso, quasi proto-synth nella mentalità, pur restando interamente analogico. È uno dei momenti narrativi più forti dell’LP: racconta l’arrivo della tecnologia nelle fantasie dell’America Latina.

Con Luciano Luciani  “A Bailar Bump” si scivola nel territorio del bump, quel ballo figlio dei tardi anni Sessanta, qui declinato con un tocco tropicale che lo rende irresistibilmente elastico.

Willy Marambio  “Trompeta A Go-Go” è un esercizio di stile: la tromba domina, pirotecnica ma mai sbruffona, che sembra quasi voler dialogare con il movimento frenetico dei ballerini go-go di qualche programma TV dell’epoca.

Los Vikingos  “Go-Go En Patines” è puro divertissement: un go-go da pista di pattinaggio, colorato, spensierato, quasi bubblegum latino. È il brano che più evoca un immaginario pop “alla Archies”, ma con un’anima decisamente più caliente.

Edgar Zamudio  “Día De Pago” è un lampo: meno di due minuti, ma un carattere fortissimo. Sembra un jingle esploso in forma di canzone, con un’energia compressa e contagiosa.

Chiude Lucho Macedo con “El Maestro Del Rock And Roll”, un titolo programmatico: qui Macedo si ritaglia il ruolo di ponte fra mondi, l’uomo che porta il rock nelle drum rooms tropicali. È un finale simbolico, quasi il sigillo di un’epoca.

L’altissimo valore documentario: molti brani sono rari, difficili da reperire, spesso disponibili in edizioni logore o semi-dimenticate.

La qualità audio, ottima per materiali di catalogo così variegati.

La potenza evocativa: ogni traccia apre una finestra su una scena locale effervescente, vivace, talvolta ingenua, ma sempre creativa.

Sabroso Go Go è un viaggio d’archivio affascinante, un’esplorazione di un’America Latina modernista e pop, dove la tradizione incontrava l’ultimo grido del rock & roll, del twist, del go-go e del boogaloo.
Non è solo una compilation: è un film immaginario di 40 minuti, un carnevale di contaminazioni in cui ogni traccia è una piccola scena.

Per collezionisti, ricercatori, DJ, appassionati di tropicalismi vintage o semplicemente curiosi di ascoltare come suonava la modernità fuori dai suoi centri canonici, Sabroso Go Go è un LP imprescindibile.

 

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