domenica 30 novembre 2025

Enzo Margherita – Comme Se Po’ Campa’ (Rico Record Sound – FC 0015, 7”, 1980)

Il 1980 a Napoli è un anno che pesa sul cuore. Il terremoto dell’Irpinia scuote non solo la terra ma anche l’identità collettiva; la crisi economica morde, la disoccupazione sale, e nei vicoli si sente un misto di fatalismo, ironia e ostinata sopravvivenza. È proprio in questo clima sospeso tra tragedia e quotidianità che prende forma Comme Se Po’ Campa’, un piccolo 45 giri che oggi ha l’aura di un reperto, una testimonianza sonora di un’epoca tesa e viva.

Di Enzo Margherita non si conosce un grande corpus discografico, e la sua figura appartiene a quella schiera di interpreti napoletani che, pur senza toccare il grande successo nazionale, hanno custodito con fierezza una tradizione di canto popolare urbano. Margherita è un cantante artigiano, parte di quel sottobosco di artisti che animavano feste di piazza, radio locali, sale da ballo e piccole etichette indipendenti.
La sua voce ha una punta ruvida, un accento senza affettazioni, la naturalezza di chi canta “come parla”, con un’onestà che oggi appare quasi disarmante.

Il brano che dà titolo al disco “Comme Se Po’ Campa’” è la fotografia di un malessere sociale filtrato attraverso l’umorismo napoletano, quell’arte di sdrammatizzare che diventa arma e difesa. La domanda del titolo – Come si può campare? – non è retorica, è un sospiro collettivo.

L’arrangiamento è tipico della produzione locale di fine anni ’70 e inizio ’80: sezione ritmica leggera, quasi danzante, chitarre acustiche che ricamano arpeggi mediterranei, fiati essenziali che rendono il brano popolare ma non folkloristico, un uso moderato delle tastiere, in linea con la transizione sonora del periodo.

Margherita canta con un tono a metà fra il lamento e la risata, come chi conosce bene le difficoltà ma non ha intenzione di farsi spegnere. Il testo alterna piccole scene di vita quotidiana – spese che aumentano, lavori che non arrivano, speranze che si sfilacciano – a battute che strappano un sorriso amaro.
C’è un sapore di post-sceneggiata, dove il dramma si mischia al gesto teatrale e il pubblico si riconosce nella caricatura di sé stesso.

Se il lato A pone la domanda, il lato B offre una risposta sarcastica. “Disoccupato ’E Luss”o gioca con l’ossimoro: essere disoccupati, ma “di lusso”, quasi con orgoglio. È un capovolgimento tipicamente napoletano, un modo per ribaltare il senso della sconfitta.

Musicalmente, il brano è più vivace del lato A: ritmo più marcato, qualche eco di ballabile da festa di quartiere, una linea melodica immediata. La scelta di chiudere il 45 giri con un pezzo così ironico suggerisce la volontà di raccontare la disoccupazione non solo come piaga, ma come condizione strutturale che la gente impara a gestire con ironia e inventiva.

Il personaggio che canta Margherita è quasi un anti-eroe urbano: elegante senza soldi, fiero nella precarietà, un po’ guappo e un po’ vittima del destino. È il ritratto di una Napoli che si arrangia, che sopravvive e rilancia anche quando non ha nulla.

All’inizio degli anni ’80, Napoli vive una fase di transizione musicale: la canzone napoletana classica sopravvive nei teatri e nelle famiglie, ma non domina più; la nuova musica napoletana (futura “Neapolitan Power”) comincia a emergere con Pino Daniele, James Senese, Tullio De Piscopo; esiste tutto un mercato discografico minore  45 giri, etichette indipendenti, incisioni rapide per il mercato locale  che produce centinaia di brani ora rari e quasi scomparsi.

Comme Se Po’ Campa’ appartiene a quest’ultimo filone: musica popolare urbana, destinata più alle radio locali che ai circuiti nazionali. Ed è proprio questo suo essere “minore” a renderlo oggi prezioso: è uno spaccato autentico della vita reale, lontano dalle produzioni più note e patinate.

Il disco non è un capolavoro innovativo, non rivoluziona la canzone napoletana né la aggiorna. Ma ha un valore documentale e umano forte: racconta una Napoli proletaria, fatta di precarietà e orgoglio; conserva un modo di cantare diretto, spontaneo, con poca mediazione produttiva; unisce malinconia e ironia, due dimensioni intimamente napoletane; è un esempio della vitalità sotterranea della scena musicale locale.

Musicalmente è semplice, talvolta ingenuo, ma non privo di fascino: è sincero, onesto, senza artifici. La qualità della registrazione e degli arrangiamenti è quella tipica delle piccole etichette dell’epoca, ma la voce di Margherita, pur senza virtuosismi, ha una dignità narrativa che emerge.

Comme Se Po’ Campa’ è un 45 giri che si ascolta come si leggerebbe una cartolina ingiallita: un frammento di vita, un sorriso stanco, un grido trattenuto. È Napoli vista dal basso, senza retorica né abbellimenti.

Enzo Margherita offre due brani che non ambiscono al mito, ma alla verità quotidiana. E paradossalmente, proprio per questo, restano impressi: come una domanda che riecheggia nel tempo, e che forse ancora oggi molti si fanno.

Comme se po’ campa’?
Forse così: cantando.

 

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