sabato 22 novembre 2025

Ennio Morricone – Bossa & Groove (Vinyl Magic / btf.it VMLP258, Lp clear red vinyl, 2024)

Ci sono dischi che non si ascoltano, si attraversano. Bossa & Groove è uno di questi: una raccolta che non tenta di racchiudere l’universo morriconiano, operazione impossibile,  ma ne illumina un corridoio laterale, un passaggio secondario dove il Maestro si divertiva a mescolare eleganza melodica, sensualità urbana e quel senso di straniamento che rendeva anche la sua musica più leggera una piccola avventura percettiva.

Inserito in un vinile clear red che sembra un vezzo estetico e invece richiama perfettamente l’anima di queste tracce calde, pulsanti, a tratti quasi sanguigne Bossa & Groove si presenta come un album “minore” solo in apparenza. In realtà, è un mosaico di intuizioni che rivela un Morricone meno celebrato: quello che, tra un western e un dramma politico, scriveva bossa nova deformate, groove cinematici e temi che oscillano tra il sorriso e la minaccia.

Il disco si apre con “Ad Ogni Costo – Punto e Basta (Titoli di Testa)”, ed è come entrare in una stanza dove tutti fumano, complottano o seducono. La bossa è solo un punto di partenza: Morricone la piega, la sporca, la rende nervosa. L’atmosfera è cool, ma non rilassata – una tensione da noir mediterraneo che ti invita a guardarti le spalle pur continuando a tenere il tempo con il piede.

Segue “4 Mosche di Velluto Grigio (Titoli)”, che di vellutato ha solo l’apparenza: la ritmica ipnotica e i colori elettrici suggeriscono un giallo che non concede respiro. Qui la compilation rivela il suo primo pregio: scegliere brani dove la bossa o il groove non sono mai puro intrattenimento, ma vettori narrativi, dispositivi psicologici.

Con “Città Violenta – Svolta Definitiva” arriva un cambio di luce: meno bossa, più funk all’italiana, più strada sporca. Morricone lavora sullo straniamento: linee melodiche languide scivolano su pulsazioni che sembrano uscire da un film americano ma con un’ironia molto romana.

“Pioggia sul tuo viso (#3)” da Come Imparai ad Amare le Donne introduce una bossa morbida, erotica, quasi da lounge club di lusso, anche se l’armonia tradisce una malinconia che Morricone non sapeva (e non voleva) nascondere neanche nei momenti più frivoli.

Chiude il lato A “Il Successo – Per Vittorio (Bossa)”, probabilmente il momento più “puro” del concetto bossa all’interno del disco. Eppure, anche qui, l’incedere è stranamente irregolare, come se Morricone avesse voluto scrivere una cartolina dal Brasile filtrata da una finestra su Cinecittà.

Il lato B si apre con “Il Giardino delle Delizie – Adonai”, un brano che porta la compilation altrove: un’atmosfera sacrale che scivola su pattern ritmici quasi esotici. Qui non c’è bossa né groove nel senso convenzionale, ma un uso del ritmo come trance, come evocazione. È la prima vera deviazione concettuale del disco, e funziona proprio perché rompe gli schemi.

La sorpresa successiva è “Uccellacci e Uccellini – Scuola di Ballo al Sole”, dove Morricone si fa ironico, surreale, quasi pasoliniano nel senso più giocoso del termine. La bossa è qui un travestimento, un gioco di società portato su pellicola: c’è leggerezza, ma una leggerezza sempre pensata, mai gratuita.

“Metti una Sera a Cena (Titoli)” riporta il disco verso la sensualità orchestrale: una delle melodie più care al Maestro, qui riproposta in una versione dove la componente ritmica non sovrasta mai quell’incredibile languore melodico che ha reso questo film un’icona della sensualità cinematografica italiana. È un attimo di sospensione, quasi una carezza.

“Cosa Avete Fatto a Solange? – Ostinazione al Limone” è invece un risveglio bruciante: pulsazioni insistenti, atmosfera gialla, un groove ansiogeno che sembra anticipare certa library music degli anni ’70. Qui la compilation diventa davvero un viaggio.

Il disco si chiude con “E la Donna Creò l’Uomo – Donnabossa”, un epilogo ludico, sornione, dove il groove si scioglie in un sorriso. È come uscire da una festa su un terrazzo romano all’alba: non tutto è chiaro, ma tutto vibra ancora.

L’idea curatoriale è solida, l’album seleziona un Morricone laterale ma coerente, mettendo in dialogo bossa, funk, lounge e sperimentazione narrativa. La Qualità sonora del vinile: l’edizione clear red è esteticamente attraente e restituisce calore e definizione. Le note interne sono curate da  Claudio Fuiano in modo competente ed offre un contesto prezioso per comprendere la scelta delle tracce. Il design è molto curato, la mano di Manuele Scalia conferisce alla compilation un’identità grafica moderna ma rispettosa.

Bossa & Groove non è greatest hits, ma un invito ad ascoltare Morricone come compositore di mondi minori, microcosmi stilistici, parentesi raffinate dentro film che, spesso, non meritano la qualità della loro musica. È un album da mettere la sera, mentre fuori c’è traffico o mentre si prepara una cena, ma anche un disco da studiare: perché dietro ogni chitarra nylon, ogni accenno di bossa, ogni giro di basso, c’è un autore che non conosceva la distinzione tra alto e basso, tra serio e leggero.

È Morricone che si diverte, che sperimenta, che seduce. Ed è un piacere raro poterci entrare dentro per un’ora, rosso trasparente come il vinile che lo contiene. 

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