Ci
sono dischi che non si ascoltano, si attraversano. Bossa & Groove
è uno di questi: una raccolta che non tenta di racchiudere l’universo
morriconiano, operazione impossibile, ma
ne illumina un corridoio laterale, un passaggio secondario dove il Maestro si
divertiva a mescolare eleganza melodica, sensualità urbana e quel senso di
straniamento che rendeva anche la sua musica più leggera una piccola avventura
percettiva.
Inserito in un vinile clear red che
sembra un vezzo estetico e invece richiama perfettamente l’anima di queste
tracce calde, pulsanti, a tratti quasi sanguigne Bossa & Groove
si presenta come un album “minore” solo in apparenza. In realtà, è un mosaico
di intuizioni che rivela un Morricone meno celebrato: quello che, tra un western
e un dramma politico, scriveva bossa nova deformate, groove cinematici e temi
che oscillano tra il sorriso e la minaccia.
Il
disco si apre con “Ad Ogni Costo
– Punto e Basta (Titoli di Testa)”, ed è come entrare in una
stanza dove tutti fumano, complottano o seducono. La bossa è solo un punto di
partenza: Morricone la piega, la sporca, la rende nervosa. L’atmosfera è cool,
ma non rilassata – una tensione da noir mediterraneo che ti invita a guardarti
le spalle pur continuando a tenere il tempo con il piede.
Segue “4 Mosche di Velluto Grigio (Titoli)”,
che di vellutato ha solo l’apparenza: la ritmica ipnotica e i colori elettrici
suggeriscono un giallo che non concede respiro. Qui la compilation rivela il
suo primo pregio: scegliere brani dove la bossa o il groove non sono mai puro
intrattenimento, ma vettori narrativi, dispositivi psicologici.
Con “Città Violenta – Svolta Definitiva”
arriva un cambio di luce: meno bossa, più funk all’italiana, più strada sporca.
Morricone lavora sullo straniamento: linee melodiche languide scivolano su
pulsazioni che sembrano uscire da un film americano ma con un’ironia molto
romana.
“Pioggia sul tuo viso (#3)” da Come Imparai ad Amare le Donne
introduce una bossa morbida, erotica, quasi da lounge club di lusso, anche se
l’armonia tradisce una malinconia che Morricone non sapeva (e non voleva)
nascondere neanche nei momenti più frivoli.
Chiude il lato A “Il Successo – Per Vittorio
(Bossa)”, probabilmente il momento più “puro” del concetto
bossa all’interno del disco. Eppure, anche qui, l’incedere è stranamente
irregolare, come se Morricone avesse voluto scrivere una cartolina dal Brasile
filtrata da una finestra su Cinecittà.
Il
lato B si apre con “Il Giardino delle Delizie – Adonai”, un brano che porta
la compilation altrove: un’atmosfera sacrale che scivola su pattern ritmici
quasi esotici. Qui non c’è bossa né groove nel senso convenzionale, ma un uso
del ritmo come trance, come evocazione. È la prima vera deviazione concettuale
del disco, e funziona proprio perché rompe gli schemi.
La sorpresa successiva è “Uccellacci e Uccellini – Scuola
di Ballo al Sole”, dove Morricone si fa ironico, surreale,
quasi pasoliniano nel senso più giocoso del termine. La bossa è qui un
travestimento, un gioco di società portato su pellicola: c’è leggerezza, ma una
leggerezza sempre pensata, mai gratuita.
“Metti una Sera a Cena (Titoli)” riporta il disco verso la sensualità
orchestrale: una delle melodie più care al Maestro, qui riproposta in una
versione dove la componente ritmica non sovrasta mai quell’incredibile languore
melodico che ha reso questo film un’icona della sensualità cinematografica
italiana. È un attimo di sospensione, quasi una carezza.
“Cosa Avete Fatto a Solange? –
Ostinazione al Limone”
è invece un risveglio bruciante: pulsazioni insistenti, atmosfera gialla, un
groove ansiogeno che sembra anticipare certa library music degli anni ’70. Qui
la compilation diventa davvero un viaggio.
Il disco si chiude con “E la Donna Creò l’Uomo –
Donnabossa”, un epilogo ludico, sornione, dove il groove si
scioglie in un sorriso. È come uscire da una festa su un terrazzo romano
all’alba: non tutto è chiaro, ma tutto vibra ancora.
L’idea curatoriale è solida, l’album seleziona un Morricone laterale
ma coerente, mettendo in dialogo bossa, funk, lounge e sperimentazione
narrativa. La Qualità sonora del vinile:
l’edizione clear red è esteticamente attraente e restituisce calore e
definizione. Le note interne sono curate da Claudio Fuiano in modo competente ed offre un
contesto prezioso per comprendere la scelta delle tracce. Il design è molto curato, la mano di Manuele Scalia
conferisce alla compilation un’identità grafica moderna ma rispettosa.
Bossa & Groove non è greatest hits, ma un invito ad
ascoltare Morricone come compositore di mondi minori, microcosmi stilistici,
parentesi raffinate dentro film che, spesso, non meritano la qualità della loro
musica. È un album da mettere la sera, mentre fuori c’è traffico o mentre si
prepara una cena, ma anche un disco da studiare: perché dietro ogni chitarra
nylon, ogni accenno di bossa, ogni giro di basso, c’è un autore che non
conosceva la distinzione tra alto e basso, tra serio e leggero.
È Morricone che si diverte, che sperimenta, che seduce. Ed è un piacere raro poterci entrare dentro per un’ora, rosso trasparente come il vinile che lo contiene.
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